Il design secondo il ricercatore

Intervista con il Prof. Paolo Piccardo

A cura di Francesco Bianco
26 gennaio 2018
Prof. Paolo Piccardo

Paolo Piccardo, laureato in Chimica, ha ottenuto il dottorato in Scienze Chimiche presso l’Università di Genova nel 1997. È professore di Metallurgia all’Università di Genova, ricercatore associato presso l’istituto ICMATE del CNR e Group Chief Scientist presso Brautech Innovation PTY LTD. La scienza dei materiali, la chimica e la metallurgia costituiscono il nucleo centrale dei suoi studi. Durante le sue attività di insegnamento e di ricerca ha lavorato soprattutto su argomenti correlati ai materiali metallici spaziando dalla metallurgia antica fino ai componenti avanzati per la realizzazione di pile a combustibile di tipo SOFC. È particolarmente sensibile al tema delle tracce del nostro passaggio nel tempo e nello spazio. Appassionato d’arte e forme di espressione creative, ha una forte vocazione per le attività interculturali ed è impegnato in numerosi eventi e iniziative riguardanti l’educazione e la sensibilizzazione del pubblico su temi scientifici. Attualmente è impegnato nello studio e nella ricerca di soluzioni innovative nei seguenti campi:

  • Energie rinnovabili
  • Nuovi materiali ad alte prestazioni e basso costo
  • Produzione e stoccaggio di idrogeno
  • Metalli e ossidi per applicazioni di nuova generazione

 

In questa breve intervista Il Prof. Piccardo approfondisce alcuni aspetti della collaborazione con Ergo Design. Dopo l’articolo sul design per la ricerca scientifica applicata, si offre ai lettori la possibilità di confrontarsi non solo con il punto di vista del designer ma anche con quello del ricercatore. Ringrazio il Prof. per la disponibilità e la cortesia.

Prof. Piccardo, ci parli dei progetti in cui ha avuto modo di collaborare con Ergo Design. Che ricerche stavate conducendo? quali scopi avevano e quali erano le possibili applicazioni?

Le ricerche sviluppate in seno alla collaborazione con Ergo Design coprono buona parte dei settori di mio interesse vista la versatilità del gruppo. Nel dettaglio possiamo elencare la creazione di strumenti per svolgere esperimenti non convenzionali in cui la precisione e la sensibilità delle apparecchiature fosse essenziale. Il monitoraggio di parametri chimico fisici nel corso della trasformazione dei materiali in studio così come il controllo dei valori sperimentali sono sempre un aspetto delicato e l’inventiva del gruppo Ergo Design si è rivelata un supporto prezioso. I temi di ricerca sono principalmente stati quelli delle pile a combustibile a ossido solido e della corrosione in ambienti estremi.

Quali erano le complessità che vi siete trovati ad affrontare?

Come dicevo prima, spesso abbiamo a che fare con ricerche fuori dal comune, non per la peculiarità dell’argomento di ricerca ma per la necessità di calare il processo sotto osservazione nel mondo reale. Contrariamente a quanto si pensi, infatti, il mondo reale ha numerosi parametri difficili da prevedere e per questo difficili da simulare. I fenomeni sono spesso influenzati da parametri temporanei e fuori equilibrio. Un approccio non convenzionale e creativo diventa quindi indispensabile e, di conseguenza, fondamentale per fare la differenza. La multiforme esperienza di Ergo Design può qui essere messa a frutto associandosi a soluzioni più convenzionali come quelle offerte dal mercato per attività di routine, arricchendole e potenziandole.

Come è avvenuto il contatto con Ergo Design? Quali erano le vostre aspettative e perplessità in questa collaborazione?

Il primo contatto è avvenuto grazie ad una società terza cui chiedemmo di indicarci una ditta seria per riparare alcuni forni da alta temperatura in nostro possesso. Una volta arrivati in laboratorio risultò evidente come il team Ergo Design si suddividesse i ruoli e affrontasse in modo non ortodosso il problema posto. Proprio questo approccio, in un primo tempo fonte di perplessità, stimolò il desiderio di introdurre un argomento ben più complesso che la riparazione di un forno e su cui lavoravamo da tempo. Lanciammo quindi la sfida: realizzare in due mesi un prototipo per testare campioni metallici esposti a tre atmosfere diverse (e potenzialmente aggressive), posti ad alta temperatura e polarizzazione con la possibilità di monitorare T, V e I ad alta precisione e sensibilità. Nasceva così la prima versione di RLT Real Life Tester, esposto come prototipo dimostrativo a un team di esperti internazionali legati all’agenzia europea Fuel Cell & Hydrogen Joint Undertaking.

macchina RLT con forno aperto
RLT 2.0 real life tester in laboratorio
Il Real Life Tester usato nei laboratori dell’Università di Genova

Come sono stati risolti i problemi e le complessità che il progetto presentava?

Credo che la precedente risposta dia un chiaro indice di come sia il rapporto con il team Ergo Design. I problemi vengono esposti e discussi affrontandoli con un pensiero spesso originale ma sempre tecnicamente e scientificamente corretto fino all’esposizione delle possibili soluzioni.

Quali sono stati i risultati ottenuti?

In ogni caso ho trovato le risposte e le soluzioni offerte da Ergo Design adeguate all’applicazione. Fin dalla prima attività in cui un forno a pozzo di alta precisione è stato trasformato con successo per arrivare alla realizzazione della versione avanzata del Real Life Tester 2.0, le sfide sono state affrontate con grande serietà e, caratteristica non da poco, creativa originalità. Credo sia poi fondamentale sottolineare che è stata anche una grande soddisfazione presentare Ergo Design a diversi partner di ricerca e industriali creando opportunità che si sono rivelate di successo.

Dopo questa lunga collaborazione con Ergo Design, dal suo punto di vista, qual è il valore del design nel campo della ricerca scientifica applicata?

Una strumentazione deve rispondere a diversi aspetti perché sia accettata e utilizzata nel modo giusto. Alcuni di questi fattori sono immediatamente percepiti: funzionalità, efficacia, correttezza scientifica del dato. Altri come l’ergonomia, la praticità d’utilizzo e l’estetica sono meno immediatamente percepiti ma estremamente apprezzati sul lungo periodo. Quando si è in grado di trovare una soluzione tecnica ottimale perché non renderla anche piacevole per l’utente?

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