Design tra università e imprese

Scritto da: Francesco Bianco

In questo articolo: Il Comitato di Indirizzo dei Corsi di Laurea in Design dell’Università degli Studi di Genova si riunisce per migliorare l’inserimento dell’offerta formativa rispetto al tessuto produttivo culturale e sociale del territorio.

Tempo di lettura: 6 minuti.

dipartimento di architettura e design dell'Università degli Studi di Genova
Il Dipartimento di Architettura e Design dell’Università degli Studi di Genova.

Quest’anno Enrico Gollo, socio fondatore di Ergo Design, è stato inviato a far parte del Comitato di Indirizzo dei Corsi di Laurea in Design del Dipartimento di Architettura e Design dell’Università degli Studi di Genova. Come collaboratore di Ergo Design, ho avuto così occasione di assistere alla prima riunione. L’incontro ha avuto come oggetto il tema “Design Scuola Territorio”.

Coinvolgere i soggetti del sistema design territoriale

Il Comitato riunisce professori, ricercatori, designer professionisti, figure provenienti da importanti aziende e associazioni del territorio e rappresentanti dell’amministrazione pubblica. Un gruppo eterogeneo di persone ognuna delle quali è preziosa perché in grado di fornire un punto di vista diverso. I membri si riuniscono per contribuire a definire e comprendere lo scenario in cui i ragazzi neolaureati dovranno inserirsi professionalmente.

Grazie all’operare del comitato si potrà offrire ai ragazzi un corso di studi sempre aggiornato e adeguato alle esigenze del territorio. Questo comporta ripercussioni positive su vari fronti:

  • Gli studenti riusciranno più facilmente a trovare un impiego senza essere costretti per necessità a lasciare la regione o addirittura la nazione.
  • Le imprese riusciranno a trovare le figure professionali di cui hanno bisogno per crescere.
  • Il tessuto sociale e culturale migliorerà perché ci sarà un aumento di persone che riusciranno a vivere e lavorare nella zona.

Il mondo del lavoro però cambia velocemente. Durante la riunione è stato fatto notare che molto probabilmente gli studenti di oggi, una volta usciti dall’università, faranno lavori che oggi ancora non esistono. E dunque come può l’Università preparare i ragazzi ad entrare in un mondo del lavoro profondamente diverso da quello che conosciamo?

Enrico Gollo interviene durante la riunione Scuola Impresa Territorio, presso l'Università degli Studi di Genova
Enrico Gollo durante il suo intervento alla riunione del Comitato di Indirizzo.

L’essenza del designer

Cosa accomuna tutti i designer? Cosa non cambierà mai nella professione del designer?

In uno scenario che appare in rapido e continuo mutamento provare a dare risposta a queste domande può servire a stabilire punti fermi da trasmettere ai nuovi designer.

L’essenza di un designer è il pensiero progettuale. Il Design Thinking. L’abilità di creare valore e coniugare i molteplici aspetti del progetto.

Il designer dovrà essere capace di lavorare in squadra, interfacciarsi con professionisti diversi, condurre il progetto attraverso varie fasi. Il suo compito è quello di dare senso alle cose, aggiungere valore, renderle significative per l’uomo.

Conoscenze tecniche specialistiche

Dalle testimonianze dei membri del comitato emerge un quadro complesso e sfaccettato. I designer trovano impiego in settori tra loro molto diversi. Ogni settore è caratterizzato da particolari competenze specialistiche.

L’Offerta Formativa dei Corsi di Laurea in Design prevede alcuni gruppi di corsi tra cui gli studenti possono scegliere assecondando i propri interessi personali.

Non dimentichiamo che i corsi professionalizzanti forniscono nozioni utili nell’immediato ma presto deperibili. Queste conoscenze vanno aggiornate continuamente.

Questo non significa solo che l’Università debba fare attenzione a stare al passo con i tempi ma anche, soprattutto, che deve essere ben consapevole che gli strumenti della professione diventano obsoleti nel giro di poco tempo.

I corsi specializzanti di cui abbiamo parlato, da soli, non formano il designer. Sono strumenti al suo servizio. Le competenze che determinano il designer sono altre.

Multidisciplinarietà nel dialogo

Il crescente grado di multidisciplinarietà nei progetti  non significa che i designer debbano diventare esperti in mille cose. Non possiamo aspettarci che nel futuro il designer sia chiamato a diventare onniscente. Piuttosto dovrà saper dialogare con diverse discipline. Interpellare specialisti e relazionarsi con altre figure professionali più specializzate e competenti.

Così sarà il mondo del lavoro. È a questo che dobbiamo preparare i ragazzi.

Il designer parte dalle domande. Raccoglie e sfrutta tutte le competenze a disposizione dell’azienda. Solo così si possono cogliere le caratteristiche uniche di ogni sfida. In un progetto multidisciplinare il designer deve essere in grado di far leva sulle competenze di tutti i soggetti a disposizione e indirizzarle per raggiungere i risultati che i singoli, da soli, non potrebbero mai raggiungere. Catalizzare l’incontro tra le discipline favorisce l’innovazione.

Da una parte sarà importante che sappia muoversi con disinvoltura nel dialogo multidisciplinare di cui abbiamo parlato in precedenza. Dall’altra parte dovrà sapere interpretare, stimolare e condurre il dialogo in modo da apportare valore secondo una direzione progettata.

Dipartimento di architettura e design dell'Università degli Studi di Genova
Il Dipartimento di Architettura e Design dell’Università degli Studi di Genova.

L’Università come palestra di progettazione

Il pensiero progettuale tipico del designer, più che insegnato può essere allenato. L’università è palestra di progettazione. Il design è più una questione di esperienza e allenamento piuttosto che di insegnamento. Ciò non toglie il fatto che sia importante avere ottimi allenatori. Durante il periodo di formazione, gli studenti di Design devono affrontare tanti progetti. Multidisciplinari, condotti in team, che li pongano davanti a sfide simili a quelle che dovranno affrontare nel lavoro.

E quindi, lo ribadisco ancora una volta: nella palestra di design è positivo favorire il dialogo multidisciplinare:

  • Tra studenti provenienti da diversi percorsi di studio, secondo un approccio politecnico. Genova è una città universitaria e può contare su studenti in numerosissimi campi del sapere.
  • Tra studenti e figure professionali esterne provenienti dalla realtà industriale del territorio. Il coinvolgimento di queste figure nel Comitato di Indirizzo è un ottimo segnale in questa direzione.
  • Tra ricerca universitaria e industria del territorio. In questo modo si rafforzano i legami tra attività universitaria e mondo del lavoro moltiplicando le opportunità di passaggio e scambio di conoscenze e persone tra i due mondi.  Inoltre si creano anche occasioni per l’Università di arricchirsi ad esempio attraverso brevetti o spin-off. In un’epoca in cui l’Università e la ricerca sono spesso a corto di finanziamenti pubblici, può essere positivo aprirsi maggiormente al mondo dell’industria e dell’imprenditoria.

Consigli per gli studenti

Gli studenti devono capire che nell’epoca in cui viviamo non possono esistere corsi di Laurea che promettono di fornire tutte le conoscenze per affrontare qualsiasi situazione lavorativa senza mai dover aggiornarsi e imparare nulla di nuovo.

Lo studente deve essere abituato a ricercare e acquisire conoscenze e informazioni in modo autonomo. Seguire i propri interessi personali aggiunge ricchezza e unicità alla propria figura professionale. Non aver paura di fare quello che vuole anche se inizialmente non vede un preciso sbocco professionale. il mondo del lavoro cambia velocemente e forse a un certo punto si guarderà indietro e tutte le tessere del mosaico avranno trovato un posto.

Nella palestra di design la ricerca e l’apprendimento degli strumenti è un’attività trasversale ai progetti. La necessità di risolvere le sfide porta alla ricerca dei migliori mezzi. Come avviene nel mondo del lavoro gli strumenti utilizzabili variano in ogni progetto a seconda delle aziende e dei professionisti con cui si collabora.

È importante sottolineare che la ricerca e l’apprendimento degli strumenti  è un’attività costante svolta autonomamente dallo studente e non insegnata. È qualcosa di continuo. Il designer non deve mai pensare di aver già imparato. Lo strumento tecnico va procacciato fresco ogni volta stando sempre  informati e attenti alle evoluzioni del mondo. La professione del designer non è determinata dallo strumento che usa ma dal suo approccio e dalla sua capacità di dare valore, senso e bellezza alle cose.

Consigli per le aziende

Le aziende non devono sottovalutare l’importanza di offrire formazione. Credo che sia inutile pretendere di ricevere dalle scuole figure già pronte ad inserirsi nell’azienda senza dover imparare nulla.

Il dialogo con il mondo dell’Università non serve solo a sollecitare l’insegnamento delle conoscenze tecniche specifiche utili agli studenti per inserirsi in azienda. Accogliere tirocinanti che conoscono già gli strumenti tecnici consente di risparmiare magari un paio di settimane di formazione ma non crea grande valore nel lungo periodo. Ricordiamoci che le conoscenze tecniche hanno bisogno di continui aggiornamenti. Chi le ha apprese tutte in un corso apposito potrebbe avere più difficoltà ad aggiornarsi ed adattarsi ai cambiamenti nel tempo.

Le aziende dovrebbero soprattutto cogliere l’opportunità di stimolare l’Università e gli studenti ad affrontare sfide  progettuali e ricerche che possano risolvere problemi dell’industria e creare valore per l’impresa.

Alle aziende non servono solo tecnici. Servono i designer veri. Un ragazzo che viene dalla palestra del design descritta in questo articolo, forse inizialmente non avrà tutte le conoscenze tecniche specifiche necessarie ad inserirsi nell’azienda ma è un ragazzo allenato a trovarsi in queste situazioni: è in grado di imparare sempre, dialogando con professioni in continuo mutamento. Capace di indirizzare e portare a compimento i progetti in questi contesti. Ci troviamo dunque di fronte ad una figura molto più preparata a lavorare nello scenario contemporaneo di quanto potesse sembrare in un primo momento. L’azienda che decide di assumere un ragazzo allenato nella palestra del design è sicura di fare un investimento che porterà, anche nel lungo periodo, costantemente valore.

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Francesco Bianco

Con il suo lavoro vuole implementare e far crescere il design nelle piccole imprese. Nel 2017, con Lucia Rampino, ha scritto il libro "Il designer in azienda: Il viaggio d'esplorazione di un giovane designer in una PMI no-design". Ha studiato Design del Prodotto Industriale e Design & Engineering al Politecnico di Milano.